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Questo meraviglioso servizio e` stato possibile grazie ad un amore smisurato che ha per Brognaturo l`avvocato Francesco Procopio (Checco), che ha fatto le apposite ricerche con la collaborazione di Pasquale Salerno e Cosimo Bertucci.

Lu Castellu di la Barunissa
 

Da un pò di tempo, stranamente, dopo anni di silenzio e abbandono, suscita un interesse  particolare il Castello della Baronessa.

Per anni lo abbiamo ignorato, per anni lo abbiamo dimenticato.

Poi, all'improvviso, si è riaccesa la luce.

Tanti di noi si sono ricordati che "alla  Lacina, na vota nc'era nu castellu, “Lu Castellu di la Barunissa”.

Ma mò c’e ancora? E duv'è? E la Barunissa cu era? E di duv’era?

 Da bambino andavo alla Lacina con mio padre (o meglio culla lapa di patruma) che faceva il cantoniere.

Da lontano vedevo il castello che dominava tutta la pianura.

Era bellissimo e sembrava perfettamente conservato.

Mio padre non mi ci ha mai portato perché “figghiu, è pericolosu,  ci su  li sabbi mobili e non sai quantu ‘nimali moriru affucati”.

Per circa quaranta anni il castello è rimasto sepolto nella mia memoria, ingoiato da quelle sabbie mobili che, forse, mi spaventavano così tanto da cancellarne il ricordo.

D’altro canto  dal rettifilo della Lacina il Castello non si vedeva più. Gli abeti piantati durante le campagne di rimboschimento erano cresciuti e lo avevano nascosto agli occhi di tutti.

Nascosto ma non salvato. I soliti furbi per portarsi a casa qualche lastrone di granito lo hanno praticamente distrutto.

Quello che non aveva potuto fare il tempo ed il clima lo hanno fatto quattro deficienti.  

Alla fine del 2007, quando, insieme agli amici di sempre sono andato a cercare funghi in quella zona mi è venuta una gran voglia di vedere i ruderi del Castello.

Per fortuna “lu camardu” (Cosimo Bertucci) conosceva la strada e in cinque minuti siamo arrivati sul posto.

La mia sorpresa è stata grande quanto il piacere di scoprire che non tutto era andato perduto.

C’erano ancora in piedi le quattro torri e la struttura originaria del castello si poteva ancora immaginare…

Sono tornato tante volte, anche da solo, in quel posto magnifico.

Ho pensato mille volte alla nostra stupidità che ha consentito che andasse distrutto, irrimediabilmente, un bene così prezioso.

Se pensate che stia esagerando  guardate le foto

di come era

 (Foto tratta dal sito www.simbario.com)

 e di  come è

 

 Foto scattate a gennaio 2008

 .

 Il commento lo lascio  a Voi, anche se vi consiglio, se venite o tornate a Brognaturo, di farvi accompagnare al Castello, magari facendo quella lunga passeggiata che dalla curva di “Turnisi” in circa un’ora, attraverso boschi stupendi

 

 


 

 Vi porta al Castello della Baronessa Scoppa di Sant’Andrea:

 


Foto Cortesia di Bruno Papa (Germania)

 

Ci stava 'nu castellu alla Lacina

duvi si dicia ca la terra 'ntrona

e mo lu riduciru a 'na rovina

ma tandu 'nci stacìa 'na gran matrona.

Di la Gran Barunissa ennu li cunti,

ca cu lu soi destrieru venìa avanti,

cu nu diadema d'oru 'ntra lu frunti

e 'na goliera tutta di brillanti.

C'era la nivicata pi li munti,

li cimi di l'abìti eranu janchi,

la luna 'nci venìa di facci 'n frunti

e stelli in celu a murra cussà quanti.

Lu friddu irja sentìa non la pagùra

quandu scindìa di supa alla Jennara

e n'tra lu filu di la notti scura,

lu friddu la crisava la hjumara...

Nighiri occhi e longa capiriera,

venìa mu cerca aiutu Candia cara,

vasciata tutta supa alla criniera,

na parti di lu ventu mu s'appara".

(Testo della canzone  “Lu castellu di la Barunissa” del  Dottor Bruno Tassone)

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 Qualche informazione in più tratta dal sito del parco delle Serre:

 

Sentiero Monte Trematerra - Castello della Baronessa

Percorso:

Giunti a Brognaturo proseguire lungo la strada provinciale in direzione di Guardavalle, al quinto chilometro imboccare la salita sulla sinistra parallela alla strada e proseguire per 2 km fino all’incrocio con a sinistra la strada asfaltata ed a destra due stradine sterrate. Parcheggiare l’auto imboccare la seconda a destra. Procedere diritto fino all’incrocio, svoltare a destra e proseguire poco oltre, sulla sinistra si apre un piccolo sentiero da dove sarà visibile il castello.

 

Il castello sorge nel bosco in posizione elevata, sono visibili i ruderi con i caratteristici torrioni angolari. Secondo la leggenda la Baronessa, alla ricerca di avventure amorose, vi ospitava giovani dei paesi vicini che poi faceva sparire nelle paludi circostanti.

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P.S. Forse aveva ragione mio padre a dire che andare al castello era pericoloso”

 

Ciao
Checco
 

Il Castello della Lacina
di
Gianni De Stefano

Il castello per quanto ne so io apparteneva ad una certa Maria Enrichetta Scoppa Baronessa di Badolato morta nel 1912, non sono a conoscenza dell’anno della sua edificazione ma quello che so per certo è che non si trattava della sua dimora abituale, in quanto lei era domiciliata a Sant’Andrea. La piana nell’ottocento era destinata alla coltivazione presumibilmente di grano, dal periodo della semina fino a quello del raccolto vi era molto fermento, un via vai di coloni. Al piano superiore del castello vi erano le stanze della Baronessa e dei suoi ospiti, del piano inferiore invece parte era adibito per ospitare la guarnigione che poi rimaneva a presidio anche in inverno, un altro locale fungeva da deposito per le provviste e c’era poi anche una piccola stalla che ospitava i cavalli della Scoppa. Sorgeva anche una chiesetta nelle vicinanze del castello di cui oggi non c’è traccia quindi difficile risalire all’esatta ubicazione, ho appreso alcune di queste cose da una persona che a sua volta le aveva apprese da un signore che è morto qualche anno fa all’età di oltre 100 anni che se non erro lo chiamano “Rafieli di Minica” e che nell’anno della morte della Scoppa era un bambino. Purtroppo è difficile fare luce ulteriormente su questo castello ma sarebbe bello se si venisse a conoscenza di altre cose.

Nicola Garcea
Scrive


Mi allaccio al "lu castellu di la barunissa" dicendo che la citazione delle sabbie mobili nei pressi dei ruderi e' derivante dal fatto, che sono sempre esistite delle larghe zone paludose ( vizzichi ), ( trallu chianu di la Lacina ) coperte di jhiunci sicchi, pero' sotto c'e' l'acqua..
Queste chiazze sono molto vaste, e chi si addentrava ( prima che venisse allagata dalla diga ) a tagliare diagonalmente "lu chianu" le intercettava sicuramente..
In antichita', visto che intorno i terreni erano coltivati non era raro attraversare con "lu carru culli vacchi" e finirci dentro affondando parzialmente come e' facile immaginare..
Proprio la settimana scorsa insieme al professore Mangiardi Vittorio, durante un'escursione con l' intento di costeggiare il lago, abbiamo dovuto effettuare dei larghissimi giri per evitare queste chiazze che ad occhio sembravano asciutte..
 

E-mail: info@brognaturoonline.com

 

 

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