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 20“Na vota c’era nu mulinu”

 

Servizio di: Cosmo Bertucci (camardu) con la collaborazione di Benito Salerno (Ciconti)

L’associazione Brognaturo nel Cuore, che ama tanto le tradizioni, gli usi e i costumi, si è fatta coinvolgere dai sentimenti di alcune persone ed ha fatto una ricerca sui vecchi mulini che fin dai tempi antichi quando esistevano i casali sorgevano in questo piccolo borgo. Chiaramente da come ci hanno raccontato storici accreditati e come si evince da alcuni documenti datati, il popolo brognaturese appartiene ad un mondo di civiltà rurale a diretto contatto con il suo territorio. La storia e le tradizioni di questo piccolo paese ci differenziano da chiunque altro e ci fanno tramandare ricordi di una società semplice, fatta di contadini, pastori e boscaioli, ma ricca di valori e sentimenti indistruttibili che sono arrivati fino ai nostri giorni. Inizialmente a Brognaturo, paese montano dove scorreva più di un torrente sorgevano tre mulini, che appartenevano di solito a gente benestante o anche a qualche feudatario. Con il passare del tempo i contadini cominciarono a comprare piccoli apprezzamenti terrieri e allo stesso modo i mulini vennero acquistati dai mugnai. La storia che vi vogliamo raccontare e farvi leggere ci è stata inviata da alcuni discendenti della famiglia Tassone Domenico soprannominato (Tiriddubbi), ai quali mandiamo un immenso ringraziamento e una grande riconoscenza per avere collaborato con l’Associazione “Brognaturo nel Cuore”.

Questa è una foto del vecchio mulino, nella quale si è svolta la storia che di seguito viene raccontata. Di fianco a questo casa che una volta era un mulino, sorgeva la vecchia chiesa dedicata all’Annunziata, che è stata ristrutturata dal Comune di Brognaturo e nello stesso tempo è stata sconsacrata. Tra questi due edifici si trova il canale che portava l’acqua al mulino e che noi chiamiamo “la gorgia”. Dalla parte opposta a questa casa e alla distanza di circa 10 metri esiste un altro mulino che ha macinato frumenti fino agli anni sessanta e che io ricordo abbastanza bene, in quanto da ragazzino insieme ad alcuni amici andavamo ad assistere alla macinatura del grano. Era gestito da una donna, la quale era vestita sempre in gramaglia, ma che la polvere bianca della farina la faceva sembrare vestita di bianco. A noi ragazzini vedere girare le ruote sembrava un gioco e restavamo meravigliati nell’assistere alla trasformazione dei chicchi di grano in farina e crusca.

Da e come arrivava l’acqua al mulino

 

                                        “lu cunduttu”                                     “la chiusa”

 

                        “la gorgia vista di sopra”               “la gorgia vista di lato” 

Storia del mulino raccontata dagli eredi di Tassone Domenico (Tiriddubi)

Il mulino era di proprietà del figlio di Francesco Tiani, Don Nicola. Dal 1938 al 1956 circa il mulino venne gestito da Tassone Domenico (Micu di la Roteja- Tiriddubbi) e dalla moglie, Teresa Tucci (di la Pilata). Le macine erano azionate dalla pressione dell’acqua ed erano di pietra dura: la pietra superiore aveva dei fori che permetteva l’ingresso del cereale; entrambe le pietre presentavano delle scanalature, molto importanti per la macinatura che, quando si consumavano, venivano rifatte a mano  con lo scalpellino.   Nel mulino si macinava estate ed inverno, giorno e notte. Per macinare circa 54/56 chili (nu tuminu) di grano, granoturco o lupini, si impiegavano circa due ore. La farina (integrale) cadeva nelle casse di legno che poi si metteva nei sacchi. Anche allora vigevano leggi severe ed i controlli da parte della Finanza erano frequenti. Non si poteva macinare più di un certo quantitativo giornaliero e nel mulino doveva giacere solo il cereale pesato da macinare stabilito dalle norme. La prestazione non veniva pagata in denaro, ma veniva trattenuta una misura di peso di cereale concordata con il cliente. Era un’attività dura e poco redditizia. Con la farina, la moglie di Domenico, Teresa, faceva il pane che poi andava in Riviera (alla marina) a vendere o a scambiare con olio; questo era il reale guadagno dell’attività. I giovani figli Bruno e Pasquale, collaboravano, anche se saltuariamente, in questa attività e, a volte, era un pretesto per non andare a scuola. In estate, fra una macina e l’altra, andavano nel vicino fiume a fare il bagno con i loro compagni. In quel mulino c’era chi portava i propri sacchi di grano ed aspettava lì, anche per ore, l’avvenuta macinazione; era un motivo per stare insieme e fare un po’ di chiacchiere, per distogliersi dai problemi quotidiani e bere qualche bicchiere di vino. A volte, in qualche sacco di grano portato dai clienti, si trovava un po’ di tutto: intere forme di formaggio pecorino, qualche salamino ben stagionato e persino un orologio da taschino, nascosti lì chissà per quali validi motivi! Il tutto veniva poi restituito ai proprietari. Una volta, Micu, un po’ alticcio, si bisticciò con  la sua capretta che soleva stare all’uscio del mulino. Egli provocò la bestiola sventolandole vicino al muso una banconota da dieci mila lire (circa € 300,00 di oggi), una bella somma guadagnata nello spaccare pietre che servivano per la  costruzione delle case. Questa, un po’ arrabbiata, la divorò. A nulla valsero le imprecazioni di Tiriddubbi per farsi restituire il denaro! Tanti e tanti altri simpatici episodi sono accaduti in quei tempi. Noi, figli orgogliosi di quei genitori e di quel mulino, ricordiamo e raccontiamo quel vissuto, perché, ancora oggi, sentiamo quegli odori, quei sapori e quella nostalgica atmosfera che regnava in quel mulino.

I figli di Domenico Tassone (Tiriddubbi)

Funzionamento di un vecchio mulino ad acqua

 

La ruota in legno che si trovava all’esterno del mulino veniva azionata, in senso rotatorio, dalla pressione dell’acqua che arrivava attraverso “lu cunduttu”, entrava nella “gorgia” e fuoriusciva da un foro. Questo aveva un diametro relativamente piccolo per far aumentare la pressione dell’acqua che cadendo da una certa all’altezza sbatteva contro le palette della stessa ruota e la faceva girare. Questo movimento attraverso un meccanismo faceva girare la ruota in granito che ruotava sopra un’altra ruota in granito e all’interno di queste due ruote avveniva la trasformazione, cioè il grano veniva macinato e diventava farina e crusca. I vari frumenti venivano buttati nella trimoja che era una cassa a forma triangolare in legno, dalla parte superiore. La parte inferiore presentava una apertura dalla quale il prodotto da macinare cadeva su una canaletta posta al di sotto di essa in senso obliquo anteriormente per passare poi, a sua volta, nel foro centrale della ruota superiore, detta canaletta era fissata posteriormente alla trimoja ed anteriormente veniva retta da altro meccanismo fissato frontalmente alla trimoja e formato da due cunei di legno passati da una cordicella accorciando o allungando la quale si regolava l’apertura della base e quindi la fuoriuscita del frumento da macinare. In questi tipi di mulini ad acqua la farina e la crusca non venivano separati ma fuoriuscivano mischiati. Solo dopo, attraverso l’innovazione con i moderni mulini elettrici si è avuta la fuoriuscita separata della crusca e della farina, infatti quando si portava il grano a macinare c’era bisogno di inserire nel sacco con il grano un cuscino per la farina mentre la crusca veniva depositata nel sacco vuoto dove prima c’era il grano. Allora le donne per separare la farina dalla crusca avevano bisogno di un setaccio manuale. Fatta questa lavorazione ne seguiva un’altra che consisteva nel passare la farina in un altro setaccio manuale per togliere eventuali residui di crusca ed eventuali grumi di farina stessa quando bisognava impastarla con l’acqua e il lievito per fare il pane o  la pasta.

 

Ecco le foto di questi due setacci manuali

 

 

 Ai tempi della macinazione del grano le misure di capacità più usate erano queste:

“tuminu”            “minzarola”               “stuppiaju” 

  

Denominazione                 Peso in KG

Nu “tuminu”                            da Kg 54 aKg 56

Na “minzarola”                      da Kg 27 aKg 28

Nu “stuppiaju”                       da Kg 13.5 aKg 14

 

 Cosmo Bertucci (camardu) con la collaborazione di Salerno Benito (ciconti)

 

 

E-mail: info@brognaturoonline.com

 

 

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