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Ringraziamenti agli Emigrati

Thank you to the Emigrants

 

 

 

Eppure...sono italiano anch'io!

 

Eccomi qua, dopo una lunga serie di rinvii, ripensamenti e interruzioni, con una penna in mano (perché non essendo della generazione di facebook, twitter e messenger sono ancora attaccato a questo vecchio strumento di scrittura), a scrivere due parole che mi giravano in testa da un po’ di tempo. E mi trovo a scrivere, fatalmente, di notte, quella fase della rotazione terrestre che è stata, in qualche modo, una mia compagna di tanti momenti; e le cose più belle che mi sono capitate sono arrivate proprio di notte. L’ultima di queste, in ordine di tempo, ma la più importante di tutte è stata la nascita della piccola Elena Miriam, mia figlia, sbarcata sulle rive del Tevere, con un certo impegno da parte della sua mamma, alle tre di notte, appunto. Ed era forse il mio istinto a spingermi a rinviare ogni volta, in modo che cominciassi a scrivere con il favore delle stelle che, pur se nascoste dalla luce della città, se ne stanno lì, ad illuminare pigramente lo spazio.

Che poi, che cosa avrò di così urgente da scrivere?

Ogni cosa a suo tempo!

Intanto è giusto che spenda due parole sul perché ho preso la penna in mano. L’anno scorso, in occasione della festa di Maria SS della Consolazione, dopo essere già stato sollecitato l’anno precedente, il buon Totò Miletta mi ha ricordato che avevo promesso di scrivere qualcosa per il sito “Brognaturoonline”; così, qualche settimana fa, sull’onda dell’ormai prossimo raduno degli emigrati, ho cominciato a riflettere su alcune cose e, di tanto in tanto, mi si apriva qualche finestra con degli spunti che avrei potuto mettere insieme per esprimere questi pochi concetti. Addirittura, conscio dell’assoluta inaffidabilità della mia memoria, avevo deciso di munirmi di un quaderno su cui appuntare questi pensieri (manco fossi Hemingway!). Alla fine non ho appuntato un bel niente ed il quaderno l’ho comprato solo ieri…però lo sto utilizzando e, anche se di getto e senza uno straccio d’appunto che mi possa soccorrere laddove la mia memoria dovesse latitare, sto cercando di avviare questa mia zoppicante attività scribacchina.

Ma veniamo al dunque.

Chi mi conosce e conosce la mia famiglia sa che noi, come tante altre famiglie di Brognaturo e dell’intera Calabria, ma non solo, abbiamo diversi parenti emigrati; mio padre stesso, per un certo periodo, ha lasciato la sua terra per cercare fortuna all’estero.

Mi ricordo che quando ero piccolo, specialmente a ridosso delle feste, arrivavano delle foto, da paesi sconosciuti alla mia mente da bambino e la mia mamma si prodigava a spiegarmi chi fossero le persone ritratte: zii, cugini, nonni, in un caleidoscopio di colori che mi divertiva. Sia dalla parte di mia madre che da quella di mio padre, infatti, fratelli e sorelle (e anche i nonni materni) erano emigrati all’estero; solo mia zia Giuseppina era rimasta a Brognaturo ed i suoi figli erano gli unici che avevo a portata di mano. Mia zia Marianna, invece, che dagli USA era ritornata, si trovava comunque a Roma e, perciò, lontano da noi, anche se in terra italica.

Probabilmente, il fatto che io stesso viva a Roma non è casuale, anzi credo proprio che la presenza degli zii Marianna e Giuliano e dei cugini Michele e Linda sia stato uno dei motivi che mi hanno spinto a venire qui. Proprio il fatto di vivere in questa città mi ha reso “eleggibile” come emigrato, tanto che l’associazione “Brognaturo Nel Cuore” mi ha mandato l’invito, peraltro apprezzato, per il raduno.

In realtà, pensare a me stesso come ad un emigrato mi fa un po’ vergognare; mi sembra di fare torto, infatti, a chi la vita da emigrato l’ha fatta e la sta facendo sul serio. Ma come – mi dico – sei in Italia, nella città più bella del mondo, non sei nemmeno solo e puoi andare a Brognaturo in poche ore: che razza di emigrato sei? .

Queste considerazioni, anche se un po’ scanzonate, hanno una base di verità molto solida che si è andata formando, dentro di me, quando ho cominciato a viaggiare per incontrare i miei parenti emigrati. Prima di allora, avevo sempre vissuto con un certo distacco le manifestazioni d’affetto che i figli di questa terra dimostrano tutte le volte che riescono a tornare. Mi era difficile, infatti, comprendere questa forte nostalgia perché, pensavo, queste persone avevano costruito la loro vita e la loro fortuna in quei nuovi paesi calandosi in realtà socio-culturali completamente diverse da quella italiana e, inoltre, il paese che loro avevano lasciato era ormai cambiato in tanti aspetti. E la loro nostalgia mi sembrava ancora più stridente quando li sentivo parlare del benessere e della tranquillità dei posti in cui vivevano.

A novembre 2005, però, insieme a mia sorella, ho deciso di andare in Canada anche perché, l’anno precedente, mio zio Cosimo era deceduto in un incidente stradale ed io non ero riuscito ad andare al funerale per problemi con il passaporto. Tappa obbligata per arrivare a Thunder Bay, meta del mio viaggio, è la città di Toronto dove, già che c’eravamo, ci siamo fermati un paio di giorni, approfittando per salutare alcuni altri parenti che vivono là. Una di quelle mattine, ci siamo fermati in un ospedale della città dove mio cugino doveva ritirare alcuni referti medici. Nella hall dell’ospedale c’era un supermercato e, siccome le cose andavano un po’ per le lunghe, sono entrato a curiosare. Mi ero soffermato, in particolare, ad osservare lo scaffale dei dolci, colmo di Ferrero Rocher, Pocket Coffee, Kinder Bueno e una serie di altri prodotti, tutti rigorosamente di produzione italiana. Stavo riflettendo su come la globalizzazione fosse ormai imperante ed ero un po’ perso nei miei pensieri. Ad un certo punto ho sentito delle voci ed ho visto una ragazza con una signora anziana, presumibilmente la nonna, che venivano nella mia direzione parlando tra di loro. Fin qua niente di strano: in ogni parte del mondo le persone chiacchierano tra di loro! La cosa strana, però, è che parlavano dialetto simbariano strettissimo. Lì per lì sono trasalito, un po’ perché distratto, un po’ per il disorientamento (la parola corretta sarebbe rincoglionimento, ma non si può dire) del viaggio; ad un certo punto mi era quasi venuto il dubbio che non fossi ancora partito per il Canada!

Questo curioso episodio è rimasto nella mia memoria e mi è tornato in mente tante volte da allora. Già dopo pochi giorni, quando ho incontrato i miei parenti a Thunder Bay e ne ho ascoltato le storie, mi è subito apparso chiaro quanto fosse stato difficile per loro arrivare in un paese dove si parlava un’altra lingua e con usi e costumi totalmente diversi dai loro. I primi ad arrivare hanno dovuto veramente fare i pionieri, rimboccandosi le maniche ed affrontando difficoltà veramente serie. Chi arrivava dopo trovava già una situazione meno complicata, anche se sempre impegnativa, grazie all’aiuto di chi aveva già alle spalle un po’ di vissuto nella nuova terra. Non posso non ricordare affettuosamente mia zia Angelina, che non ho avuto la fortuna di conoscere perché morta quando ero molto piccolo e mio zio Gigi, anche lui scomparso: la loro casa in Machar Ave è stata il primo approdo di tante persone; lì hanno trovato un ambiente familiare ed un po’ di aiuto per l’inizio della loro avventura oltreoceano. Un aiuto sicuramente importante ed apprezzato, perché vedere delle facce familiari quando ti trovi in difficoltà vuol dire ritrovare coraggio e voglia di fare, doti assolutamente necessarie per andare avanti in quelle situazioni di difficoltà.

Alcune di queste difficoltà le ho colte anche parlando e dando un’occhiata alla tesi di laurea di Maria Iennarella che ha realizzato numerose interviste ad emigrati in Canada sulle loro prime esperienze nel nuovo paese. Alcune testimonianze, talvolta bizzarre e a volte persino comiche, raccontano il disagio e la difficoltà di queste persone che faticavano, addirittura, a comprare la roba da mangiare non sapendo quale fosse il nome in inglese di quello che stavano cercando.

Tornando “all’avventura” del supermercato, tempo fa, mentre mi aggiravo per il quartiere in cui lavoro, nel quale c’è un’altissima concentrazione di cinesi, mi è capitato di assistere ad una scena significativa che ha avuto come protagoniste, anche in questo caso, una signora anziana ed una bambina, sui dieci anni. Mi trovavo in una farmacia e la donna aveva bisogno di una medicina, ma non parlava l’italiano. La bambina, diligentemente, ascoltava la donna, traduceva per la farmacista e poi spiegava alla nonna, in cinese, quello che la dottoressa le aveva detto. Ancora una volta la mia mente è tornata ai nostri emigrati. Molti di loro sono partiti con poco o niente in tasca e senza saper parlare alcuna lingua straniera - e a volte neanche l’italiano. Eppure, piano piano, hanno costruito delle vite più che dignitose facendo in modo che i loro figli diventassero stimati e importanti cittadini dei luoghi dove loro erano arrivati, tanti anni prima, senza beni materiali ma con tanta forza, speranza e onesta voglia di fare…e il loro impegno ha dato i suoi frutti.

Io, che di parenti emigrati ne ho in diverse parti del mondo, dagli USA, al Canada, dall’Australia, alla Svizzera e non solo, sento (ed ecco finalmente il motivo per il quale sto scrivendo) di voler RINGRAZIARE non solo loro ma tutti gli emigrati che hanno, in molti modi, fatto grande l’Italia - e questo piccolo paesino - non dimenticandosi mai della loro terra d’origine. Penso che ognuno di noi debba qualcosa a queste persone e ritengo che la loro tenacia e la loro forza di volontà debba essere guardata con ammirazione e rispetto, da ogni ragazzo e ragazza e da ognuno di noi che non ha dovuto affrontare quelle difficoltà che loro hanno vissuto, perché hanno saputo veramente cercare e trovare la loro fortuna con impegno, dedizione e sacrificio.

Le migliaia di chilometri che li separavano da noi non hanno impedito loro di scrivere, inviare foto, regali, soldi né di venire tutte le volte che hanno potuto. Una vita, quella dell’emigrato, che spesso ha richiesto scelte dolorose, fino alla fine. Famiglie separate e genitori che, talvolta, come è stato per i miei nonni materni, hanno vissuto prima da una parte del mondo con alcuni dei figli e poi hanno raggiunto gli altri in Italia, vivendo due volte dolorose separazioni. Fratelli e sorelle che non si sono potuti incontrare per decenni e cugini mai visti, talvolta nemmeno in fotografia. Eppure, nonostante il progredire delle generazioni, le migliaia di km di distanza e, magari, la mancanza di un contatto visivo vero... quando ti trovi di fronte ad una persona di famiglia, anche se non l’avevi mai vista prima, lo sai che è lei che stai cercando: un sorriso illumina istintivamente i vostri volti e scatta l’abbraccio fraterno!

Noi italiani abbiamo tanti difetti, ma l’empatia e l’ospitalità fanno parte del nostro DNA e nemmeno il prolungato contatto con altri popoli ed altre realtà, più distaccate e tiepide della nostra, è riuscito a modificare queste caratteristiche anzi il loro radicamento è tale che anche i nipoti degli emigrati le hanno conservate.

Certo, viene da pensare, i nipoti sono nati all'estero magari da genitori, figli di italiani ma, a loro volta, nati all'estero, dunque, che cosa hanno di italiano questi ragazzi? Quello di cui sono convinto è che, anche se non hanno la nascita o la cittadinanza italiana, portano dentro di loro una parte delle nostre tradizioni e, molte volte, ne sono orgogliosi.

Mi ricordo di aver incontrato un cameriere in un ristorante che, quando ha saputo che venivo dall'Italia, è venuto da me e mi ha detto “ciao, mi chiamo Ilario e sono italiano anch'io”; poi mi ha fatto un sacco di domande sull'Italia e ad ogni risposta gli brillavano gli occhi...e quando gli ho chiesto “ma da quanto tempo vivi qui?”, lui mi ha risposto “io sono nato qui e non sono mai stato in Italia, ma i miei sono italiani!”. Ecco perché sono convinto delle cose che ho scritto poco sopra ed ecco perchè, di fronte a queste dimostrazioni di affetto verso un paese ed un popolo che si conosce solo di striscio, non si può che onorare i nostri emigrati e ringraziarli. Sono convinto che se l'Italia è diventata un grande paese (e speriamo che i tentativi dei nostri politici di demolirlo e ridicolizzarlo davanti a tutto il mondo cadano nel vuoto!) è anche grazie al  loro spirito ed al loro instancabile patriottismo.

Mi sarebbe piaciuto essere a Brognaturo per il saluto del 23 agosto perché sono certo che sarà un momento emozionante...vedrò di recuperare un po' appena arrivo.

Tra tutti quelli che saranno presenti, mi sento di inviare un saluto particolare a Cosimo Carello, ideatore e alimentatore del sito “Brognaturoonline” perché so che tra i fautori del grande raduno c'è anche lui insieme, ovviamente, allo “zoccolo duro” dell'associazione “Brognaturo Nel Cuore”, a cui vanno tantissimi ringraziamenti.

Sono certo che questa lodevole iniziativa avrà un grande successo e che servirà anche a risvegliare la voglia di quanti fino ad ora non hanno trovato l'occasione giusta per venire a Brognaturo a vedere che aria tira.

Sarebbe bello se tutti gli emigrati tornassero insieme alle loro famiglie per qualche settimana...certo avremmo problemi di spazio, ma sentire il calore di tutta la propria famiglia penso sia un privilegio impagabile. Il fatto di avere parenti in giro per il mondo  può essere un vantaggio, perché ti consente di viaggiare sentendoti un po' a casa ma, dal mio punto di vista, questo vantaggio lo si paga ogni giorno in cui quelle stesse persone le puoi sentire solo per telefono o vedere su un insignificante monitor di un PC, perchè sono troppo lontane per abbracciarle. Ma, nonostante tutto, pensando a loro riesci sempre a trovare il sorriso...perchè in realtà sono solo i corpi ad essere lontani...ma col cuore si è sempre vicini.                                         

 

Roma, 22 agosto 2010                                                                 Antonio Michele Coda

 

          English version to come

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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